— Case in vendita da privati


Andare alla ricerca di una nuova casa può essere eccitante e, al tempo stesso, frustrante. Certo, le case nuove presentano meno problemi perché oggigiorno molte di esse sono costruite secondo i più moderni criteri di isolamento energetico ed acustico. Ma che dire delle case più datate? Come è possibile fare la scelta giusta? Basta prestare attenzione a sei aree chiave in cui si possono riscontrare problemi nascosti.

 

Le sei aree sono:

impianto elettrico

impianto idraulico

isolamento energetico ed acustico

riscaldamento autonomo o centralizzato (in questo caso, dotato di valvole termostatiche obbligatorie dal 1° gennaio 2017)

in caso di appartamento su due piani o villetta, da valutare sono la mansarda (sottotetto) e l’eventuale taverna

vista, paesaggio antistante la casa

 

Perché tante attenzioni? Per evitare spese supplementari che possano gravare sul budget familiare.

Vediamo in poche parole a cosa prestare attenzione per ognuna delle aree identificate sopra.

L’impianto elettrico deve essere a norma con tanto di Certificazione di conformità rilasciata da personale specializzato iscritto all’apposito albo.

L’impianto idraulico, invece, non deve fare acqua! Chiedete con chiarezza ai proprietari la presenza di eventuali contestazioni in corso o pregresse con i vicini. Controllate sotto il lavello della cucina, sotto il lavabo, negli angoli dei bagni: la presenza di eventuali macchie sui muri o muffe segnala problemi in corso.

Per quanto concerne l’isolamento, esso va valutato dal punto di vista energetico, quindi doppi o tripli vetri e serramenti che chiudano perfettamente sono d’obbligo; e dal punto di vista acustico per evitare bruschi risvegli causa traffico intenso.

Per quel che concerne mansarde o taverne, assicuratevi che vi sia l’abitabilità, un numero opportuno di punti luce (per es. lucernari) e nessuna infiltrazione. Se la villetta ha qualche anno, verificate le fondamenta e il buon isolamento dal terreno. Odore di muffa? Umidità in vista!

La vista, o il paesaggio antistante, deve essere gradevole. Facciamo un esempio. Siete interessati ad acquistare casa a Milano? Beh, la vista tangenziale, non rende un favore alla vostra salute attuale ed alla futura vendita della casa.

 

Alla lista di cui sopra, è doveroso aggiungere la necessità di valutare le spese condominiali, e domandare quando sono previsti i prossimi lavori di manutenzione straordinaria quali: tetto, facciata, rifacimento di aiuole o piantumazione del giardino, vialetti o passi carrabili.

Da dove cominciare per cercare una casa adatta alle proprie esigenze? Partite da Bakeka.it, uno dei migliori siti dove trovare annunci di case in Italia e non solo. Utilizzare Bakeka.it è semplice: basta selezionare la tipologia di immobile, la città e il quartiere in cui desiderate vivere per veder comparire una vasta offerta di case dove troverà spazio la vostra voglia di cambiamento!

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Il Nuovo Piano casa è stato realizzato con lo scopo di cercare di far fronte alla grave situazione di emergenza abitativa che ha colpito in nostro paese negli ultimi anni e cerca di fronteggiare il disagio abitativo che purtroppo molte famiglie italiane vivono, peggiorato ulteriormente dalla profonda crisi economica degli ultimi tempi. Le novità in esso introdotte mirano ad aiutare le famiglie che appartengono alle categorie meno abbienti, che vivono in abitazioni in affitto o che risiedono in alloggi sociali. All’interno del piano sono presenti anche disposizioni che hanno lo scopo di qualificare le imprese che eseguono lavori pubblici e le disposizioni in materia di investimenti pubblici.

I contenuti principali

Il Piano Casa di Matteo Renzi è stato pubblicato in data 28 marzo 2014 all’interno della Gazzetta Ufficiale e tratta in particolar modo chiarimenti e novità in materia di affitti, edilizia, fisco e locazioni pubbliche. Il piano prevede l’utilizzo di un miliardo e 741 milioni di euro per aumentare i vani e le strutture utilizzate per residenza pubblica e sostenere gli affitti con la cedolare secca, un contratto che presenza diversi vantaggi sia per il locatore sia per il locatario.

Il Governo si è impegnato a cercare di diminuire il valore della tassa sugli affitti, che è passato dal 19% al 10% sulla cedolare secca, inoltre la possibilità di poter avere un contratto concordato è stata ampliata anche per le società senza scopo di lucro, le Onlus e le cooperative. Per quanto riguarda le case in locazione sarà possibile accedere al Fondo Affitti alla costituzione di uffici territoriali, che hanno il compito di porsi come intermediari tra il locatore e l’inquilino affittuario, in particolar modo in presenza di situazione di ritardi nel versamento del canone d’affitto e di eventuali danni arrecati alla struttura. All’interno del nuovo piano casa sono dettate anche le regole per il recupero delle strutture e alloggi pubblici, che serviranno a fornire 12 mila alloggi, riqualificati a livello energetico e antisismico.

Altre possibilità per risparmiare

Una volta ottenuta una nuova abitazione in affitto grazie al Piano Casa, le persone meno abbienti possono sfruttare il sistema della permuta per arredare casa. Grazie ad alcuni siti dedicati allo scambio di mobili, infatti, sarà sufficiente mettere in permuta un oggetto di proprietà, od un servizio lavorativo, per avere in cambio il mobilio necessario.

 

 

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Si definisce portabilità del mutuo o anche surroga la possibilità di portare (letteralmente) il nostro mutuo presso un’altra banca per migliorare alcune condizioni che attualmente troviamo poco soddisfacenti, possibilità inserita per la prima volta nella Legge 40/2007 (Legge Bersani) ed in seguito regolamentata dalla Legge Finanziaria per il 2008.

Con la surroga di un mutuo potete semplicemente andare in un diverso Istituto di Credito e chiedere che il vostro mutuo sia da quel momento dovuto a loro e non alla banca con cui lo avete stipulato. Con una surroga potrete ottenere vantaggi come la modifica di:

  • Tipo di tasso
  • Spread
  • Spese
  • Durata

Mentre un tempo spostando il mutuo da una banca all’altra bisogna passare per un complesso ed oneroso passaggio che implicava la cancellazione dell’ipoteca e l’iscrizione di una nuova, con la portabilità sul mutuo introdotta nel 2007 il passaggio avviene solo mediante comunicazione tra i due istituti di credito, senza nessun bisogno di passare dal notaio o dagli uffici del Territorio. La banca presso la quale avevate stipulato il mutuo non può assolutamente porre, per legge, nessun ostacolo ne pretendere alcuna penale o pagamento per effettuare la portabilità: una volta che la nuova banca abbia accettato l’operazione funzionerà tutto tramite comunicazioni interne tra i due istituti di credito.

Eventuali ostacoli o impedimenti

Anche se non è necessario il consenso della banca presso la quale avete stipulato il mutuo, questa potrebbe proporvi di rimanere proponendovi una rinegoziazione del mutuo che renderà le rate più leggere allungando di fatto il tempo di pagamento del mutuo. La rinegoziazione può essere utile se non trovate nessuna banca che accetti di farvi la surroga: potreste essere stati un poco ritardatari con i pagamenti ed un nuova banca non accetterà di portare il vostro mutuo da loro. Un’altra proposta alternativa potrebbe essere la sostituzione del mutuo: questo permetterà di cambiare tutto presso la vostra banca o presso un’altra banca come in caso di una surroga purtroppo però si tratta di una operazione onerosa che richiede il pagamento di una penale, la nuova iscrizione di una ipoteca, un nuovo atto di mutuo.

Purtroppo però visto che nessuna banca è obbligata a concedervi la surroga laddove ve ne siano le condizioni può capitare che alla richiesta di una surroga vi sia offerta una sostituzione, con la quale le banche posso realizzare guadagni extra attraverso penali e costi di nuove accensioni, sia in caso si rimanga presso la stessa banca sia quando invece ci si sposta presso un’altra.

Convenienza

La surroga del mutuo non avendo costi accessori appare come una soluzione molto conveniente. Sicuramente è un bel vantaggio poter cambiare tipologia di tasso, ad esempio se ci si è pentiti della propria scelta (ad esempio se dopo aver pagato il tasso fisso in passato ci si è accorti che nelle condizioni attuali il tasso variabile permetterebbe di risparmiare almeno nella parte finale del mutuo. Inoltre è possibile che anche le spese di riscossioni e quelle per le comunicazioni della banca a voi siano più basse presso un’altra banca.

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L’obbligo dell’Ape nei contratti di compravendita

Se da oltre un ano è obbligatorio allegare agli atti di compravendita un attestato di certificazione energetica e dal 1 luglio anche a quelli di locazione dal 21 febbraio per chiunque non presenterà l’APE (Attestato di Prestazione energetica) in allegato al contratto di vendita o locazione è prevista una salata multa che va dai 1000 ai 18.000 euro. 

Stiamo assistendo ad un cambiamento radicale?

Qualcuno potrebbe leggere in questa notizia soltanto l’ennesima scocciatura burocratica, invece in questo dato si annida la possibilità di un radicale cambiamento. Se infatti la classe energetica è un dato che si deve comunicare prima di stipulare un contratto di compravendita (o locazione) questa diventa così in realtà un fattore che pesa sulla valutazione dell’immobile.

Anche se il 70% di agenti ed agenzie immobiliari ancora non prestano attenzione alle classi energetiche degli appartamenti che vendono, e così spesso anche i consumatori, questo dato potrebbe cambiare presto sensibilmente.

Una casa con un impianto energetico di classe alta è sicuramente un fattore che dovrebbe far propendere un possibile acquirente poiché non significa solo ecologia, ma è anche garanzia di efficienza, risparmio.

Ristrutturare prima di vendere

Prima di mettere un immobile sul mercato, o qualora vi fosse da un po’, ma senza successo, potrebbe essere una buona idea fare un investimento per la ristrutturazione dell’immobile in vista di un risparmio energetico. Oltre a rendere molto più appetibile la vostra casa agli acquirenti potrete inoltre detrarre una parte delle spese dalle imposte fiscali.

Potrete infatti usufruire degli ecobonus 2014, degli incentivi fiscali sui pannelli solari, sul fotovoltaico e sulle ristrutturazioni che mirano alla riqualificazione energetica degli immobili.

Attraverso questi incentivi è infatti possibile recuperare fino al 65% della spesa sostenuta ed inoltre è molto facile accedere a finanziamenti e prestiti bancari.

L’ecobonus 2014

Per gli interventi di installazione di pompe di calore, isolamento termico degli edifici, coibentazione, ovvero tutti gli interventi volti al risparmio e all’efficienza energetica degli immobili sarà possibile detrarre dall’imposta Irpef il 65% della spesa se i lavori verranno sostenuti entro il 31 dicembre 2014, mentre per tutto il 2015 il 50%.

Per l’istallazione di pannelli solari invece sarà possibile detrarre il 50% fino al 31 dicembre 2014 e il 40% per tutto il 2015, per un importo massimo detraibile di 96.000 euro. Dal 1° febbraio 2016 la detrazione scenderà al 36% della spesa e l’importo massimo detraibile a 48.000 euro.

Riqualificazione immobiliare energetica, una reale possibilità di guadagno

Da questi dati potete facilmente vedere come possa essere conveniente ristrutturare un immobile destinato al mercato. Oltre a fare aumentare il valore immobiliare dell’edificio lo renderò più appetibile e sarà sicuramente più facile venderlo in un minor tempo, fattore da considerare soprattutto in un periodo di crisi come questo, dal quale il settore immobiliare sta risultando molto colpito. Inoltre potrete recuperare fino al 65% del vostro investimento attraverso gli sgravi fiscali, e molto probabilmente vi rientrerà un maggior guadagno grazie all’incremento del valore del vostro immobile dovuto alla ristrutturazione edilizia.

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Bella infografica che riassume visivamente la situazione del mercato immobiliare di Londra tra il 2012 e il 2013.

”Trend

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Nel corso del 2014 il settore immobiliare italiano potrebbe riprendersi un poco grazie al ribasso dei prezzi, una speranza positiva che possiamo tenerci stretta anche a vedere cosa dicono gli esperti del settore e degli investimenti.

Il Centro Studi del portale Casa.it è famoso per fornire dati affidabili sulle condizioni del mercato immobiliare italiano. A fine 2013 Casa.it ha verificato che su scala nazionale, le scarse compravendite hanno fatto scendere il valore del 9,7% in media. Una media molto consistente, siamo praticamente sul 10% , che alla fine ha avuto un effetto positivo, visto che contemporaneamente i prezzi in discesa hanno riattivato la domanda.

Rispetto a gennaio del 2013, dicembre ha visto in crescita del 6% la domanda di compravendite e del 5,3% la domanda di case in affitto. Il trend dovrebbe crescere ancora nel 2014 ma ragionando in soldoni al momento non ci sono grandi differenze dato che l’aumento della domanda non è corrisposto da una crescita delle compravendite, e per ora il dato è interpretabile solo in un modo: vista la calata dei prezzi chi è interessato a investire nel mattone “passata la paura” della crisi, è tornato a guardarsi intorno. L’attuale condizione con i prezzi che scendono è favorevole a chi ha una certa disponibilità di liquidi tale da poter garantirsi un buon affare comprando adesso al ribasso e rivendendo dopo la fine della tempesta economica realizzando cospicui guadagni.

Gli scambi nel 2013 sono diminuiti di ben 6,6 punti percentuali rispetto all’anno precedente, ma il 2014 potrebbe essere un anno di risanamento…se le cose prendono la giusta strada. L’incertezza del Governo sulle tasse per gli immobili ed il relativo caos normativo e burocratico più effettivi aumenti di esborsi da parte dei cittadini sono un deterrente per chi vuole investire seriamente in immobili, ed i cittadini che cercano casa sono già abbastanza spaventati dalla crisi e dalla difficoltà di ottenere un mutuo oltre che dal problema delle imposte.

Questo si vede anche dalle tipologie di immobili più ricercate: trilocali o comunque immobili di piccolo e medio taglio. Gli italiani quindi cercano l’essenziale per vivere,  diversamente dai grandi investitori e dagli stranieri che nel 2013 hanno puntato a beni “prime” per tipologia e location. Secono un recente studio di Ernst & Young, multinazionale dei servizi finanziari e contabili il 2014 sarà l’anno in cui tornerà un flusso di capitali nel real estate italiano. Un intervista realizzata tra 500 investitori di tutto il mondo (di cui 37 italiani) ha avuto il 60% di risposte che reputano il mercato del mattone nazionale come molto interessante. Sicuramente è stato proprio il ritocco verso il basso dei prezzi che sta spingendo i grandi operatore del settore a tornare nel Belpaese presto.

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Il momento in cui si decide di effettuare un investimento nel settore immobiliare è sempre importante. Si tratta di un passo da compiere con la più grande calma e pazienza in quanto può divenire un movimento finanziario che, nel medio o lungo periodo, può divenire assai vantaggioso.

Quali sono però gli step da percorrere nel momento in cui ci si mette nella forma mentis di puntare sul mattone britannico e investire in un immobile a Londra e dintorni? È presto detto. Innanzitutto le proprietà immobiliari inglesi si acquistano come Leasehold, Freehold oppure Share of Freehold. Cosa significa?

Cos’è la Leasehold?

La Leasehold è la forma più frequente in tutta la città di Londra, specialmente nel caso in cui non sia possibile spendere cifre particolarmente esose. In Italia (con immobili definiti classicamente  PEP) questa situazione si verifica solamente in determinate zone urbane o rurali. Si tratta della proprietà solamente delle mura dell’immobile, mentre il terreno su cui esso sorge rimane dello stato o del comune. Mediamente si ha un periodo di tempo quantificabile in 100 anni nel quale è possibile usufruire di una sorta di affitto del terreno specifico, dopodiché torna al legittimo proprietario (lo stato/comune). Alla fine degli anni in questione è possibile rinnovare nuovamente il periodo di Leashold, pagando una determinata cifra regolata dalla legge.

 Cos’è la Freehold?

La Freehold è invece più simile al canonico concetto di acquisto, dove l’immobile viene effettivamente comprato senza alcuna limitazione di tempo né su muri né su terreno. Purtroppo a Londra, densamente popolata, è una forma piuttosto rara, ma cercando attentamente non è assente.

Cos’è la share of freehold?

La Share of freehold è la forma più complessa e distante dalla maniera italiana di acquistare beni immobili. Il freeholder diventa effettivamente proprietario dell’immobile insieme però ad altri shareholder, i quali possiedono uguale quantità della proprietà. La situazione non è troppo distante dal condominio italiano e dalla struttura di divisione fra le parti al suo interno.

Requisiti fondamentali per acquistare casa nel Regno Unito

Inoltre prima di compiere il passo dell’effettivo acquisto sono necessari alcuni requisiti fondamentali in tutto il Regno Unito, che elencheremo di seguito.

  • Prima di tutto l’iscrizione all’AIRE, acronimo di (associazione, Italiana, residenti, all`estero).
  • Per iscriversi potrete visitare il sito del consolato di Londra sul quale troverete tutta una serie di informazioni utili per ottenere l’iscrizione.
  • Iscriversi all’electoral vote: risulta essere la cosa più importante in UK, in quanto è gestita dal governo stesso. Non possedere questa iscrizione comporterà l’impossibilità di compiere verifiche sulla provenienza del vostro denaro.
  • È anche necessario possedere da oltre un anno un conto corrente inglese, un lavoro stabile presso una società inglese esistente da almeno tre anni, oppure in alternativa essere “self employed” da -sempre- tre anni.
  • Un’altra cosa da non sottovalutare è la necessità per legge del versamento di un minimo del 5% sul valore dell’immobile. Per le case di seconda mano però la percentuale sale al 10%.

 

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L’agognata ripresa del mercato degli immobili, annunciata per il 2014, non arriverà così presto: le stime sono state ritoccate e ritardate di un altro anno, così che la piena ripresa delle compravendite sarà possibile solo nel 2015.

Le condizioni stanno migliorando gradualmente e la flessione delle vendite nel 2013 è stata in calo dell’8,3% rispetto alla performance disastrosa del mercato italiano nel 2012 con la spaventosa cifra di meno 25,8%. Il calo del 2012 è stato molto forte ed ancora se ne pagano le conseguenze, per questo motivo, anche se il 2013 ha visto un mercato in salute migliore rispetto all’anno precedente, è troppo ottimista affermare che già l’arrivo del nuovo anno mostrerà segni positivi.

Bisognerà attendere altri mesi prima che la ripresa vera arrivi e le compravendite registrino un netto rialzo. Nel frattempo vale la pena analizzare lo stato del mercato al momento e fare un poco il punto con i dati dell’Osservatorio Immobiliare realizzato da Nomisma analizzando la situazione di 13grandi città italiane.

-Il calo della domanda sta facendo scendere sensibilmente i prezzi: le variazioni verso il basso sono in media del 2%, dipendendo dal tipo di immobile, si osservano ad esempio prezzi più bassi del 1,9% per i negozi e del 2% per le abitazioni nuove.

-Le consistenze dei prestiti si sono contratte all’inizio del 2013 di 3 miliardi rispetto all’ultimo semestre del 2012. La quasi totalità di questa cifra riguarda mutui per l’acquisto della casa.

- I tempi di vendita non hanno subito variazioni significative: quelli per gli immobili ad uso abitativo si sono stabilizzati ( 8,4 mesi) mentre si sono allungati mediamente di 10 giorni quelle per uffici e negozi (10,8 e 10,1 mesi).

In generale ci si aspetta per il 2014 una maggiore concessione di prestiti da parte delle banche, insieme ad una serie di interventi a livello Europeo e Governativo capaci di sbloccare la situazione durante l’anno portando quindi ad un 2015 positivi. Al di fuori dell’indagine di Nomisma c’è da tenere in considerazione alcuni settori del mercato immobiliare italiano che registrano già “mini-boom” come le compravendite di immobili in Italia da parte di privati ed investitori stranieri: c’è da scomettere che visto l’ulteriore diminuzione dei prezzi, queste vendite aumenteranno ancora di più visto il numero di cittadini di altri Paesi innamorati dell’Italia ed alla ricerca di “occasioni” per accapparrarsi qualche pezzetto del Belpaese.

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La proposta d’acquisto è un documento che serve a segnalare l’interesse verso l’immobile scelto per un periodo breve e che normalmente viene caldamente raccomandato se non reso obbiligatorio dai mediatori immobiliari. Spesso è usata come un offerta scritta e irrevocabile: l’ultima offerta che si fa al venditore prima di passare a cercare qualcos’altro, quest’uso è improprio, sopratutto perché può contenere clausole inserite dall’agenzia del tutto interessata affinché la trattativa vada a buon fine. Alcune associazioni di consumatori propongono di proporre all’agenzia un formato della proposta d’acquisto redatto al fine di rendere superfluo il preliminare, caso che dovreste valutare in base alla vostra situazione.

La proposta permette quindi di dimostrare il proprio interesse serio verso un immobile cercando di convincere il venditore pur lasciandogli un lasso di tempo per guardarsi intorno e valutare altre proposte.

In ogni caso è meglio fare attenzione, quando si ricorre a una agenzia, in cosa si inserisce nella proposta d’acquisto che si va a firmare, un documento che normalmente non è utilizzato nelle trattative tra privati. Per cautelarsi è opportuno richiedere i seguenti documenti:

- Richiedere al venditore una  copia dell’atto d’acquisto dell’immobile

- Verificare se ci sono ipoteche pendenti sulla casa, anche se successivamente la verifica sarà effettuata dal notaio.

- Richiedere la scheda catastale, eventuali certificati di agilibità, certificazioni energetiche, pagamento di spese condominiali, verifica degli impianti.

- Ottenere preventivi dei costi notarili.

- In mancanza di liquidità accertarsi di poter ottenere un mutuo.

Oltre i documenti riguardanti l’immobile e il venditore, dovreta stare attenti che la proposta d’acquisto non contenga:

- Una somma troppo alta per l’anticipo: dato che spesso si allega un assegno che il venditore prende come dimostrazione della buona volontà dell’acquirente al momento dell’accettazione della proposta, concordarsi per somme che non superino i duemila euro. La somma sarà bloccata per la durata della proposta, verrà considerata come caparra in cao di buon fine della proposta o altrimenti restituita, anche se c’è da dire che in molti casi viene persa, trattenuta dai mediatori come compenso.

- Un lasso di tempo lungo, ad esempio superiore ad una settimana: il venditore potrebbe giocare al rialzo con altri interessati all’acquisto facendovi perdere così tempo e soldi inutilmente.

- Condizioni vincolanti che vi impegnino come in un preliminare.

 

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C’è una grande confusione sulla tassazione sugli immobili, e tra decreti e proposte i cittadini non sanno cosa si troveranno a pagare.

Tra le cose certe è che almeno l’IMU sulla prima casa non esiste più ed anche la Tares è stata abolita. Tutto questo in nome di una “service tax” all’europea che rendesse la tassazione sugli immobili più sopportabile in quanto relazionata all’erogazione di servizi. Nei fatti  ancora non si sa se sia andata così e se l’abolizione dell’IMU ha portato imposte molto più pesanti, i dubbi sono molti e le incertezze anche. Le nuove imposte sono state raggruppate sotto il nome di TRISE, Tassa Rifiuti e Servizi: la sigla incorpora, in pratica, la vecchia IMU e la vecchia TARSU e la tanto ventilata service tax. La TRISE è suddivisa in due parti, così come dice il testo ufficiale <<si articola in due componenti: la prima a copertura dei costi per la gestione dei rifiuti solidi urbani (Tari); la seconda, a fronte dei costi relativi ai servizi indivisibili dei Comuni (Tasi)>>.

TASI:

In realtà ancora non si sa bene cosa e come si pagherà dato che l’ultima parola spetterà ai comuni, ma la Tari, sui rifiuti, in ogni caso la pagheranno tutti i possessori di beni immobili o terreni, in base alla metratura ma anche sugli inquilini. Inoltre ai Comuni è lasciata la libertà di far pagare in base alla quantità ed al tipo di rifiuti prodotti, la riduzione del 20% in caso di interruzioni del servizio e sconti sulla raccolta differenziata. Anche se queste libertà non si sa se e come verranno applicate: per ora è certo che si parla di calcolo in base alla superficie calpestabile ed in futuro, allineata su quella catastale.

TARI:

La TARI è la tassa sui cosiddetti servizi indivisibili comunali, come manutenzione delle strade ed illuminazione è a discrezione dei Comuni per la base imponibile se cui pagare. Probabilmente le grandi città chiederanno l’1 per mille della rendita catastale rivalutata al 65%. I Comuni potranno anche decidere se esentare parzialmente o completamente le prime case dalla TARI, ma c’è una clausola che impedisce comunque che questa imposta pesi oltre il 7 per mille sulle prime case e l’11,6 sulle seconde.

Non si sa bene a cosa porteranno queste novità, c’è chi già denuncia come i cittadini saranno ancora più tartassati dalle imposte, chi invece parla di un gettito minore per i Comuni. In tutto questo si spera che le tasse non siano ne alte ne basse ma eque: proporzionate cioè ai servizi ricevuti ed alla capacità contributiva.

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